"Le parfum est la forme la plus intense du souvenir."
— Jean-Paul Guerlain

Con opere di Fuco Ueda, Zoe Byland, Masakatsu Sashie, Chizu Wada, John Brophy, Soslan Sosiev, Liz Flores, Saner, Ciou, Kazuki Takamatsu, Mattia Barbalaco, Matteo Casali, Jesus Aguado, Kana Tsumura e Maruyama Yunna.

I sogni sono forse l’unico luogo in cui la memoria acquista un profumo, le emozioni diventano paesaggi e l’invisibile prende forma. 

A più di un secolo da quando André Breton individuò nel sogno uno dei territori più fertili dell’esplorazione artistica e intellettuale, il suo mistero rimane sostanzialmente intatto. Né completamente appartenente alla memoria né all’immaginazione, né del tutto personale né universale, il sogno abita uno spazio intermedio in cui sensazioni, emozioni, desideri e ricordi convergono in forme che sfuggono alla logica della veglia.

La Matière du Rêve nasce da questo territorio liminale. La mostra propone un’indagine sul sogno non semplicemente come fenomeno psicologico o fonte di immagini, ma come una sostanza viva, mutevole ed elusiva, dalla quale emergono visioni, simboli e realtà emotive. Il sogno viene qui inteso come una forza creativa capace di generare significato prima ancora che intervengano il linguaggio, la ragione o la narrazione.

Il titolo stesso evoca un paradosso: come può un sogno possedere una materia? Eppure, nel corso della storia dell’arte, della filosofia e della letteratura, artisti e pensatori hanno incessantemente tentato di dare forma all’invisibile. Dai mondi onirici del Simbolismo alle ambizioni rivoluzionarie del Surrealismo, dai teatri della memoria rinascimentali alle contemporanee esplorazioni della coscienza, il sogno è stato considerato uno spazio privilegiato di rivelazione, in cui strutture profonde dell’essere si rendono percepibili.

Breton considerava il sogno una porta verso una realtà superiore, un luogo in cui le contraddizioni si dissolvono e le associazioni inattese rivelano verità più profonde. La sua idea di surrealtà non rappresentava una fuga dal mondo, bensì un’espansione del reale stesso. In questa prospettiva, La Matière du Rêve considera il sogno come una dimensione attiva dell’esperienza, uno spazio in cui memoria, desiderio, intuizione e immaginazione negoziano continuamente nuove possibilità di esistenza.

Questa visione trova eco nelle riflessioni di Gaston Bachelard, per il quale l’immaginazione non è una facoltà di riproduzione, bensì una forza di trasformazione. Le immagini poetiche emergono da esperienze sensoriali ed emotive profonde, generando spazi che sono al contempo intimi e universali. I sogni, come la poesia, non descrivono la realtà: la reinventano.

La mostra dialoga inoltre con le meditazioni di Marcel Proust sulla memoria involontaria. Un sapore, un profumo, una sensazione fugace possono improvvisamente dischiudere mondi interi custoditi nella coscienza. I sogni operano secondo un meccanismo analogo: immagini dimenticate riaffiorano trasformate, ricordi remoti si intrecciano al presente, verità emotive emergono attraverso simboli anziché fatti. Come la memoria stessa, il sogno non conserva il reale: lo ricrea.

Questa relazione tra immagine e memoria richiama anche il concetto di Nachleben elaborato da Aby Warburg, la sopravvivenza delle immagini nel tempo. I sogni agiscono in maniera simile, raccogliendo frammenti provenienti da epoche differenti e consentendo a simboli ancestrali, memorie personali e miti collettivi di coesistere all’interno di un unico paesaggio mentale. Allo stesso modo, Carl Gustav Jung riconobbe nelle immagini oniriche la manifestazione di strutture archetipiche condivise, capaci di collegare l’esperienza individuale alla memoria collettiva attraverso un linguaggio universale di simboli.

A queste riflessioni si affianca la concezione di Henri Bergson della memoria come flusso continuo piuttosto che come archivio statico. Il passato non scompare mai veramente: permane in uno stato latente, pronto a riattivarsi attraverso una sensazione, un’emozione, un’intuizione. Walter Benjamin descriverà successivamente questi momenti come improvvise costellazioni in cui passato e presente si incontrano in una folgorazione capace di generare nuovi significati. Il sogno diventa uno dei luoghi privilegiati di tali incontri.

Eppure, La Matière du Rêve non si concentra soltanto sul sogno come immagine, ma anche sul sogno come esperienza profondamente sinestetica.

I sogni raramente si manifestano attraverso la sola visione. Essi sono tessuti di sensazioni che oltrepassano i confini dello sguardo: il ricordo di un profumo incontrato decenni prima, la consistenza di un tessuto dimenticato, il sapore di un frutto dell’infanzia, l’eco di una melodia lontana, il calore di un abbraccio perduto. Nello stato onirico i sensi diventano fluidi e permeabili, fondendosi in un campo di associazioni in cui le emozioni si manifestano simultaneamente come immagine, fragranza, suono, tatto e atmosfera.

In questo senso la mostra si avvicina all’idea simbolista delle corrispondenze, secondo cui colori, suoni e profumi dialogano attraverso affinità invisibili. Anche le neuroscienze contemporanee suggeriscono che la memoria sia profondamente multisensoriale: le esperienze non vengono archiviate come semplici fatti, ma come costellazioni di percezioni, emozioni e sensazioni corporee. Il sogno riattiva questi frammenti, ricomponendoli in nuove narrazioni e inaspettati incontri.

Particolarmente significativa è la presenza di numerosi artisti giapponesi, le cui pratiche dialogano con concezioni del sogno differenti rispetto alle tradizioni psicoanalitiche occidentali. Il concetto giapponese di yume trascende infatti il sogno come semplice narrazione notturna, comprendendo aspirazione, visione e proiezione poetica. Analogamente, il concetto di ma — l’intervallo significativo tra forme, eventi e percezioni — suggerisce che il significato risieda spesso non in ciò che viene mostrato, ma in ciò che resta sospeso, assente o suggerito. Tali sensibilità attraversano molte delle opere in mostra, dove il silenzio, l’ambiguità e l’incompiutezza diventano forze generative.

Riunendo artisti internazionali provenienti da contesti culturali differenti, La Matière du Rêve esplora le intersezioni tra memoria, immaginazione e percezione. Pittura, disegno e scultura danno vita a territori in cui realtà e fantasia diventano inseparabili. Forme familiari si dissolvono in paesaggi onirici, identità si frammentano e si ricompongono, la natura si trasforma in metafora, mentre architetture impossibili assumono il carattere di spazi interiori.

La mostra si sviluppa come una costellazione di stati emotivi piuttosto che come una narrazione lineare. Ogni artista affronta il sogno da una prospettiva distinta, ma tutti partecipano a una comune indagine sulla traduzione dell’intangibile. Le opere diventano equivalenti visivi dei meccanismi onirici: condensazione, spostamento, metamorfosi e libera associazione. Le immagini si collocano in una zona sospesa tra riconoscimento e mistero, invitando il visitatore ad abbandonare la certezza razionale per accogliere l’ambiguità.

Nel suo nucleo più profondo, La Matière du Rêve propone una riflessione sulla materialità dell’immateriale. Prima ancora di diventare immagini, i sogni esistono come atmosfere: tracce di profumi, echi di voci, frammenti di luoghi dimenticati, residui emotivi di incontri e desideri. Come le fragranze, essi sfuggono a una definizione precisa e tuttavia possiedono la straordinaria capacità di trasportarci attraverso il tempo e lo spazio.

Le opere riunite in mostra cercano di dare corpo a ciò che normalmente sfugge alla rappresentazione: nostalgia, meraviglia, malinconia, desiderio, speranza. Attraverso il linguaggio dell’arte, stati emotivi fugaci vengono trasformati in forme condivisibili e durature.

Questo primo capitolo di La Matière du Rêve inaugura un progetto curatoriale articolato in due momenti espositivi. Se la prima parte si concentra sull’emergere delle immagini del sogno e sull’incarnazione poetica dei paesaggi interiori, il secondo capitolo, previsto per novembre 2026, amplierà questa ricerca attraverso il coinvolgimento di ulteriori artisti internazionali e nuove riflessioni sul rapporto tra immaginazione, memoria e percezione.

In un’epoca sempre più dominata dalla misurabilità, dalla velocità e dalla richiesta di certezze, La Matière du Rêve rivendica il sogno come uno degli ultimi spazi di autentica libertà. Un territorio in cui le categorie si dissolvono, i confini temporali collassano e le emozioni acquisiscono forma; dove la memoria si trasforma in immagine, la sensazione diventa racconto e l’immaginazione si rivela non come fuga dalla realtà, ma come una delle sue dimensioni più profonde ed essenziali.